Infertilità nella Storia: Pozioni, Aborti e Pregiudizi. Il curioso caso di Enrico VII

INFERTILITA’ NELLA STORIA: POZIONI, ABORTI E PREGIUDIZI. IL CURIOSO CASO DI ENRICO VIII

Sebbene fin dall’antichità esistesse la nozione che sia l’uomo che la donna potessero essere sterili o infertili (nel primo caso prevalentemente per motivi legati all’incapacità di avere rapporti), una recente ricerca ha confermato come le società di tutto il mondo abbiano tradizionalmente considerato la responsabilità, e capacità, di procreare a carico prevalentemente della donna [1].

Caso simbolo di tale cultura è quello di Enrico VIII, sovrano vissuto in Inghilterra a cavallo tra il XV il XVI secolo e noto per essersi sposato sei volte, sbarazzandosi delle mogli che non adempivano al loro presunto dovere reale e coniugale di mettere al mondo un erede maschio sano. D’altronde, l’ereditarietà dei titoli nobiliari era al centro delle leggi, e questo valeva soprattutto per i sovrani, specialmente in una situazione di fragilità dinastica come quella esistente in Inghilterra in quell’epoca. 

Le prime due mogli del monarca, Caterina d’Aragona e Anna Bolena, ebbero in totale dieci gravidanze, ma ben sei si conclusero con un aborto spontaneo. Il primo figlio di Enrico, visse meno di due mesi. Solo due figlie riuscirono a sopravvivere e a raggiungere l’età adulta. Il tanto desiderato figlio, nato dalla terza moglie Jane Seymour (deceduta poco dopo averlo messo al mondo), morì adolescente. In questo contesto, va ricordato che durante il processo per tradimento di Anna Bolena, la quale fu denunciata per aver avuto relazioni con altri numerosi uomini, emersero accuse di impotenza nei confronti di Enrico e lui giustiziò chiunque si fosse espresso in sua difesa pochi giorni dopo.

Una storia di fallimenti, violenze e aborti quella del monarca, ma non sarà stata la qualità spermatica del re il problema invece dell’infausto destino di trovare sempre mogli infertili?  Basandosi sui recenti studi sulla ridotta funzionalità spermatica le ricercatrici britanniche ipotizzano che la salute riproduttiva del sovrano possa essere stata una delle cause primarie di infertilità. Sebbene infatti le testimonianze dell’epoca dipingano il giovane Enrico VIII come atletico e prestante, con il tempo la sua forma fisica e la sua salute iniziarono a declinare significativamente per vari fattori legati al peso (dal suo abbigliamento si può dedurre si aggirasse intorno ai 180 kg con una diagnosi di grave obesità e probabilmente di diabete), all’alimentazione ricca di carne, ma carente di vitamine, al consumo di alcool e ai postumi di una ferita alla gamba mai completamente guarita.

Al di là di questo specifico caso, l’infertilità era un problema sentito trasversalmente da tutte le classi sociali nel medioevo e all’inizio dell’età moderna, epoche in cui il tasso di mortalità infantile era altissimo e avere molti figli era necessario per garantire continuità dinastiche e forza lavoro. Per questo uomini e donne hanno sempre cercato modi per favorire la fertilità. Le soluzioni adottate nei secoli scorsi per restare incinta si fondono tra religione, magia e superstizione. Venivano infatti proposte terapie che oggi possono far sorridere, come una polvere a base di fegato e testicoli di maialino “figlio unico”, lana imbevuta di latte d’asina da applicare sull’ombelico o elisir a base di latte di cavalla, sangue di coniglio e urina di pecora. L’azione più diffusa e consigliata restava, però, la preghiera e l’uso di amuleti; ancora adesso esistono chiese e oggetti votivi a cui chiedere la grazia, come la nota sedia di Sant’Anna a Napoli.

Da allora, la scienza ha fatto numerosi passi avanti e molte coppie sono riuscite ad avere un figlio grazie alla procreazione medicalmente assistita. Anche culturalmente le cose stanno, evolvendo, ma ancora molto deve essere fatto per smantellare i pregiudizi legati all’infertilità, che possono essere causa di  stress e disturbi psicologici per le coppie che si trovano ad affrontare questa patologia.

Presso S.I.S.Me.R. potrete un’équipe multidisciplinare di professionisti in grado di unire evidenze cliniche a indagini specifiche, oltre a fornire il necessario supporto psicologico.

[1] https://direct.mit.edu/jinh/article/52/2/155/107151/Was-Henry-VIII-Infertile-Miscarriages-and-Male

 

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Educazione alla Sessualità: come parlarne con i figli

PARLARE CON I FIGLI, IL PRIMO PASSO PER UNA CORRETTA EDUCAZIONE ALLA SESSUALITA’

Dalla cronaca apprendiamo la notizia di un’insegnante delle elementari licenziata perché intervenuta dopo una lite tra alunni, durante la quale, gli studenti hanno usato epiteti sessuali; infatti, la maestra, visto l’uso improprio di tali parole, ha deciso di sfruttare il dibattito per fare educazione sessuale. Sul fatto si sono opposti i genitori e l’iter si è recentemente concluso con la decisione della Cassazione che ha dato ragione, in secondo grado di giudizio, al Ministero dell’istruzione indicando l’iniziativa dell’insegnante causa di “grave turbamento” negli alunni. Senza voler entrare nel merito del caso specifico, questo episodio fa comunque emergere il problema di una sessualità vissuta come un tabù o un argomento di cui non è possibile parlare né tra bambini né con i genitori; un veto che potrebbe, però, creare insicurezza ed immaturità nei giovani con conseguenze a lungo termine sulla salute fisica e mentale. Anzi, proprio la scuola dovrebbe avere la grande potenzialità, e responsabilità, di fare informazione e creare la base culturale al rispetto e alla conoscenza della sessualità.

Soprattutto in un mondo dove l’esposizione a tali argomenti è crescente fin dall’infanzia attraverso internet e gli altri media, sarebbe costruttivo portare bambini e adolescenti a una corretta consapevolezza del proprio corpo e dei rapporti affettivi tra persone in modo da non ricevere informazioni distorte, come spesso accade, a chi consulta il web senza il supporto di un adulto o si affida a fonti di informazioni potenzialmente autorevoli come ad esempio insegnanti o medici.

La scuola è il luogo dove si impara a stare in società, proprio per questo può essere un mezzo per dialogare con i genitori insegnando a non avere paura di affrontare temi delicati (o scomodi) come la sessualità con i propri figli e fornire adeguati strumenti di supporto come contatti con società scientifiche e associazioni locali, medici ed esperti: un aiuto in più per avere una corretta comunicazione che può basarsi anche sul gioco coinvolgendo tutta famiglia.

Le ripercussioni da adulto di una sbagliata o assente educazione sessuale, possono far nascere profonde crisi e insicurezze, oltre a potenziali problemi di salute, infertilità o gravidanze indesiderate. Nel contesto di vita attuale, dove sono in aumento le disfunzioni sessuali, le problematiche legate agli organi riproduttivi e alla psiche e il numero delle coppie che ricorre alla fecondazione assistita, educare al rispetto della sessualità diventa ancora più importante.


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Antistaminici e cambiamenti ormonali, cosa fare in gravidanza e durante un percorso di PMA

ANTISTAMINICI E CAMBIAMENTI ORMONALI, COSA FARE IN GRAVIDANZA E DURANTE UN PERCORSO DI PMA

L’arrivo del caldo segna la piena fioritura della natura con un forte incremento della quantità di polline disperso nell’ambiente scatenando, in molte persone, sintomi come congestione nasale, lacrimazione degli occhi, infiammazione delle mucose e tosse.  L’ipersensibilità al polline, infatti, è ampiamente diffusa con oltre 5 milioni di italiani allergici, un fenomeno in crescita dovuto anche agli alti livelli di particolati inquinanti nelle grandi città come dimostrato da un recente studio [1] nel quale si è visto come il polline “catturi” e “trasporti” alcuni inquinanti atmosferici per poi rilasciarli nelle vie respiratorie, intensificando nei soggetti allergici le manifestazioni di ipersensibilità e innescando, persino nei soggetti non allergici, rinite, tosse e asma.

I farmaci più diffusi per combattere tale ipersensibilità sono gli antistaminici, in grado di bloccare l’azione dell’istamina, una sostanza prodotta dal sistema immunitario che causa i sintomi associati alle allergie, come prurito, eruzione cutanea, gonfiore e congestione nasale. 

Tuttavia, è sempre bene che chi soffre di allergie ed è in gravidanza, o sta affrontando un percorso di procreazione medicalmente assistita, si rivolga al proprio medico o specialista prima di assumere qualsiasi farmaco.

In generale, in base agli studi più recenti [2], gli antistaminici non sembrerebbero aumentare il rischio di complicazioni per il feto durante la gestazione. Questa rassicurazione riguarda in particolare i farmaci di prima generazione, come la clorfenamina, l’idrossizina e la desclorfeniramina, perché, essendo da più tempo sul mercato, sono stati sottoposti a più studi e revisioni (da utilizzare, preferibilmente, dopo il primo trimestre).

In gravidanza alcune allergie comuni possono peggiorare a causa dei cambiamenti ormonali e si può ricorrere agli antistaminici anche in caso di nausea e vomito frequenti, tenendo in considerazione che tali farmaci possono, però, avere effetti collaterali che peggiorano situazioni già in essere, come stanchezza e costipazione e vanno sempre presi con cautela (preferendo, eventualmente, il cortisone). Un’alternativa potrebbe essere rappresentata da un antistaminico per uso nasale, in considerazione del suo trascurabile assorbimento sistemico.

Ricordiamo, però, che oltre al trattamento farmacologico si possono seguire accorgimenti alimentari e provare rimedi naturali. Ad esempio il Ribes Nero stimola l’organismo a reagire alle infiammazioni e le sue proprietà agiscono sia a livello cutaneo che respiratorio, oltre ai lavaggi nasali con soluzione salina che aiutano a rimuovere i pollini depositatisi nelle narici.

Anche la vitamina C, rafforzando il sistema immunitario, ha un’azione antiallergica e “placa” il rilascio di istamina in caso di contatto con allergeni. Utile, quindi, avere un’alimentazione ricca di frutta e vegetali da assumere crudi; in particolare cipolle, prezzemolo, mele e agrumi, pomodori, cavoli, legumi e la lattuga.

Interessante evidenziare che la risposta a un allergene provoca reazioni nel sistema immunitario, causando infiammazioni locali e può incentivare la presenza di cellule infiammatorie nel flusso sanguigno che possono influire anche sulle possibilità di concepimento delle donne [3-4].

Infine, alcune ricerche, suggeriscono che gli antistaminici possano influire sulla qualità spermatica [5], quindi nell’ottica di un percorso di PMA, l’assunzione di farmaci va ancora più attentamente valutata.

 

Articolo redatto con la consulenza della Dottoressa Carla Tabanelli, Specialista in Ginecologia e Ostetricia. 

 

[1] https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/falgy.2023.1066392/full

[2] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2868610/

[3] Svanes C, Real FG, Gislasonetal T, et al. Association of asthma and high fever with irregular menstruation. Thorax. 2005;60:445–50

[4] Gade EJ, Thomsen SF, Lindenberg S, et al. Asthma affects time to pregnancy and fertility: a register-based twin study. Eur Respir J. 2014;43:1077–85

[5] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29523718/


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Infertilità Maschile in continua crescita: ancora un tabù che mina l’autostima

INFERTILITA’ MASCHILE IN CONTINUA CRESCITA, ANCORA UN TABU’ CHE MINA AUTOSTIMA E VIRILITA’: COME AFFRONTARLA

I problemi di infertilità vengono, generalmente, associati alla figura femminile, ma è fondamentale ampliare l’approccio mentale e metodologico tenendo conto di una seria analisi e diagnosi della coppia perché il percorso verso le genitorialità è unico e da affrontare insieme.

Nonostante, l’infertilità maschile sia un fenomeno in continua crescita [1] e negli Stati Uniti, circa 1 coppia su 8 abbia difficoltà a rimanere incinta, o a sostenere una gravidanza, con un’incidenza del 40% dovuta al fattore maschile; per gli uomini, tali problemi di fertilità, restano un tabù culturale con profondi risvolti psicologici che minano la virilità, la propria identità e autostima, portando a una profonda crisi personale.

Chiaramente l’età della donna ha un ruolo cruciale nelle possibilità di concepimento, ma anche quella maschile ha importanti conseguenze sulla qualità e integrità genetica dello sperma; a tale fattore si aggiungono abitudini negative come fumo, obesità, uso eccessivo di alcol, oltre a squilibri ormonali, ed esposizione a inquinanti ambientali e stress. Inoltre, per casi particolari come condizioni genetiche note, precedenti interventi chirurgici che hanno interessato gli organi riproduttivi, tumori che hanno richiesto chemioterapia o malattie croniche come il diabete, gli uomini dovrebbero avvalersi della consulenza di un medico prima di intraprendere un percorso volto al concepimento in modo da affrontare, con consapevolezza, eventuali complicazioni.

È importante sfatare alcuni falsi miti: la biancheria intima attillata e il ciclismo ricreativo, contrariamente alla credenza popolare, hanno un impatto minimo sulla fertilità. Gli integratori, sebbene utili in casi specifici, non migliorano generalmente la fertilità e dovrebbero essere usati con cautela e sotto stretta indicazione del medico. Infine, generalmente, le eiaculazioni frequenti non sono dannose.

Come diagnosticare l’infertilità maschile

L’analisi del liquido seminale è uno strumento diagnostico fondamentale in questo processo. Valuta il numero, la motilità e la morfologia degli spermatozoi, indicatori chiave della salute dello sperma. Un numero di spermatozoi inferiore a 15 milioni per millilitro, noto come oligospermia, può ridurre la probabilità di successo della fecondazione. I problemi di motilità, dove meno del 40% degli spermatozoi si muove efficacemente, possono ostacolare il loro viaggio verso l’ovocita. Una morfologia anormale, con meno del 4% di spermatozoi che hanno una forma normale, può impedire la capacità degli spermatozoi di fecondare efficacemente un ovulo.

Una valutazione completa della fertilità comprende anche una visita andrologica con ecografia per verificare la presenza di varicocele o altre anomalie e test ormonali per scoprire potenziali squilibri che potrebbero influenzare la produzione di sperma. Integrando questi dati, gli specialisti possono determinare le opzioni terapeutiche più appropriate per le circostanze specifiche di ciascun individuo, che vanno da indicazioni sullo stile di vita, a integrazioni con medicinali e/o interventi chirurgici.

Ma affrontare l’infertilità maschile richiede cure che vanno oltre i confini del trattamento medico. In una cultura dove gli uomini non parlano di fertilità e l’infertilità definisce erroneamente qualcuno come meno uomo, è fondamentale agire sull’approccio sociale, facendo informazione e prevenzione sulla salute riproduttiva maschile, grazie sia a supporti da parte di figure specializzate che a un’educazione completa sull’argomento.

Presso la nostra clinica sono a disposizione un’équipe di andrologi e specialisti in medicina della riproduzione, oltre ad un che esegue i più avanzati test sul liquido seminale. Potete trovare anche psicologi, nutrizionisti e esperti in smoking cessation per affrontare eventuali problemi a 360 gradi.

[1] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37940907/



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Avanzi Pasquali? Cioccolato amico della fertilità

AVANZI PASQUALI? CIOCCOLATO AMICO DELLA FERTILITÀ

Da poco passata la Pasqua e in casa abbondano uova, coniglietti e altri doni a base di cioccolato. Questo amato alimento, se di buona qualità e fondente, può essere di supporto sia per la fertilità maschile che femminile poiché è fonte dell’amminoacido L-arginina dimostratosi utile nel miglioramento del numero e della mobilità degli spermatozoi [1] e nella risposta ovarica e la ricettività endometriale [2].

Inoltre, il cioccolato è un’ottima fonte di antiossidanti, sostanze in grado di agire sulla salute degli spermatozoi e degli ovociti contrastando i radicali liberi, che possono causare danni al DNA delle cellule, e prevenendo l’invecchiamento cellulare.

Anche i micronutrienti sono essenziali per l’equilibrio dell’organismo, compreso quello ormonale, e il cioccolato fondente è ricco di magnesio, calcio, zinco, ferro e potassio. Nello specifico, il magnesio, che influenza il rilascio di serotonina, può essere di supporto anche per il sostegno psicologico e garantire l’energia necessaria per affrontare i complessi trattamenti di Procreazione Medicalmente Assistita che spesso, possono essere fonte di stress.

Più il cioccolato è fondente, meglio è, poiché al salire della percentuale di cioccolato decresce il contenuto di zucchero (‘eccesso di glucosio può provocare alterazioni ormonali, influenzando i livelli di estrogeni e progesterone, fondamentali per la fertilità e la gravidanza).

Bene, quindi, consumare gli avanzi pasquali, ma sempre senza esagerare. Ottime le combinazioni con nocciole, pistacchi, mandorle e altra frutta secca così da apportare proteine e bilanciare il picco insulinico.

Presso S.I.S.Me.R. potrai ricevere consulenze specifiche nutrizionali e prepararti, nel migliore dei modi, ad accogliere una nuova vita.

 

[1] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25531191/

[2] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/10402369/

 

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Papà sempre più vecchi, attenzione agli effetti sulla fertilità e salute dei bambini

PAPA’ SEMPRE PIU’ VECCHI, ATTENZIONE AGLI EFFETTI SULLA FERTILITA’ E SULLA SALUTE DEI BAMBINI

I più recenti dati Istat indicano che l’età media in cui si diventa papà in Italia è di 35,8 anni, tra le più avanzate in Europa [1]. Un fenomeno sempre più frequente, rispetto al passato, che riguarderebbe circa il 70% dei nuovi papà italiani. 

Spesso si pensa che l’infertilità della coppia sia dovuta prevalentemente a problematiche femminili, mentre è fondamentale prendere in considerazione anche il fattore maschile; infatti, numerose evidenze scientifiche dimostrano che le caratteristiche funzionali dello spermatozoo, come motilità, morfologia o danni al DNA, peggiorano con l’aumentare dell’età con effetti negativi sulla possibilità di concepire [2].

In Italia l’età in cui si fa il primo figlio è aumentata di 10 anni, passando dai 25 anni della fine degli anni ‘90 ai circa 36 attuali. Le motivazioni sono molteplici, da quelle culturali a quelle economiche, oltre all’aumento dell’aspettativa di vita, ma il picco di fertilità, nella nostra specie, rimane compreso tra i 20 e i 30 anni. Un risvolto importante da prendere in considerazione è anche l’effetto che l’età avanzata può avere sul futuro nascituro in quanto, come per la donna, rischio che il bambino nasca, o sviluppi, nel tempo problemi di salute aumenta direttamente con crescere degli anni dei genitori.

Va infine aggiunto che con l’avanzare dell’età aumenta il tempo di esposizione agli inquinanti ambientali, come microplastiche, interferenti endocrini e metalli pesanti. I danni che questo può causare, purtroppo, sono spesso irreversibili, ma un’alimentazione ricca di antiossidanti può aiutare a ritardare i danni cellulari causati dallo stress ossidativo [3].

Ecco, quindi, alcuni cibi alleati:

carote, spinaci, lattuga, cavolo, zucche (Beta-caroteni)

pomodori, papaia, uva (licopene)

albicocche, uova, carote, mango (vitamina A)

agrumi, cereali integrali (Vitamina C)

noci, semi, olio d’oliva vergine, broccoli (Vitamina E)

more, lamponi, ciliegie, soia, cioccolato, origano (Flavonoidi)

 

Presso la nostra clinica troverete un dipartimento specializzato in andrologia, ma anche professionisti per un supporto psicologico, medico e nutrizionale per una corretta prevenzione, cura e diagnosi dell’infertilità.

 

[1] http://dati.istat.it/index.aspx?queryid=19031

[2] https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0015028222019938

[3]https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5203687/#:~:text=Supplements%20such%20as%20CoQ10%20and,reduces%20the%20sperm%20DNA%20damage.

 

 

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Endometriosi | Alimentazione può aiutare 3 milioni di donne

GIORNATA MONDIALE DELL’ENDOMETRIOSI: E’ UNA PATOLOGIA CHE AFFLIGGE 3 MILIONI DI DONNE, MA L’ALIMENTAZIONE PUÒ ESSERCI D’AIUTO

L’endometriosi è un disturbo causato dalla presenza della mucosa che normalmente riveste esclusivamente la cavità uterina all’esterno dell’utero. Questo comporta un’infiammazione cronica e dolori che possono influire sulla qualità della vita, risultando talvolta addirittura invalidanti.  Si stima che in Italia siano affette da endometriosi il 10-15% delle donne in età riproduttiva e questa patologia interessa circa il 30-50% delle donne infertili o che hanno difficolta a concepire. 

Nella giornata dedicata a questa patologia, cerchiamo di essere di aiuto con alcuni consigli nutrizionali vista la stretta relazione tra dieta ed endometriosi; dieta che è in grado di influire riducendo l’infiammazione, il dolore e la stanchezza, oltre a poter migliorare la fertilità.

Innanzitutto, è raccomandabile il consumo di fibre attraverso frutta, verdura, legumi e cereali integrali (escludendo segale e avena perché ricchi di estrogeni); infatti è stato osservato che le donne con alimentazione povera di carne rossa (uno studio condotto su 81.908 partecipanti ha riscontrato un aumento del rischio del 56% nelle donne che consumavano più di 2 porzioni al giorno di carne rossa rispetto a coloro che ne consumavano meno di una porzione a settimana) e grassi saturi in favore di verdure e frutta a grassi polinsaturi hanno minor rischio di sviluppare la patologia [1]. Importante, quindi, ridurre il consumo di alimenti di origine animale in favore di quelli di orine vegetale prestando attenzione al bilanciamento tra omega 3 e omega 6 con l’aumento dell’utilizzo di frutta secca e semi oleaginosi a discapito di prodotti pronti e confezionati. 

Esistono poi cibi dalle capacità antiossidanti utili nel trattamento antinfiammatorio dell’endometriosi come kiwi, alimenti ricchi di vitamina C (agrumi), olio extravergine di oliva spremuto a freddo, olio di semi di lino, avocado, curcuma e zenzero, ma anche prezzemolo, origano, rosmarino basilico [2].

Bisogna inoltre fare attenzione alle quantità e qualità dei cibi, con focus sugli zuccheri semplici, i latticini e il carico glicemico complessivo del pasto; esso, infatti, deve avere la corretta ripartizione dei macronutrienti: carboidrati, lipidi e proteine. Ricordiamo, però, anche i micronutrienti fondamentali come Calcio, iodio e Vitamina D.

Infine, anche lo stile di vita gioca un ruolo importante, quindi è bene avere un’attività fisica regolare evitando caffè, bevande eccitanti, prodotti confezionati e cibi conservati nella plastica.

Presso la nostra clinica è possibile ricevere consulenze specifiche per questa patologia sia da un punto di vista medico che nutrizionale, in modo da avvicinarsi alla maternità in salute e con maggiori possibilità di successo. 

 

[1] Yamamoto A. et al., “A prospective cohort study of meat and fish consumption and endometriosis risk”, Am J Obstet Gynecol. 2018.

[2] Harris HR et al.  “Fruit and vegetable consumption and risk of endometriosis”, Hum Reprod. 2018.

 

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Pesticidi nei Cereali e Prodotti della Colazione | Effetti sulla Riproduzione

PESTICIDI NEI CEREALI E PRODOTTI PER LA COLAZIONE, ULTERIORE ALLARME PER GLI EFFETTI SUL SISTEMA RIPRODUTTIVO

Un recente studio, condotto dall’Environmental Working Group (EWG) negli Stati Uniti, ha evidenziato gravi contaminazioni in alcuni alimenti di un pesticida: il clormequat le cui conseguenze possono essere anche a carico del sistema riproduttivo.

Infatti, questo potente fitoregolatore è stato ritrovato nell’urina dell’80% delle persone analizzate tra il 2017 e 2023 con un picco di esposizione nell’ultimo anno. In particolare, il clormequat viene utilizzato per trattamenti su piantagioni di avena finendo in comuni prodotti per la colazione come alcuni noti cereali. Il clormequat è un regolatore della crescita che viene utilizzato per mantenere corte le piante in modo che i gambi non si pieghino e si rovinino in caso di forte vento rendendole resistenti agli agenti atmosferici e ai parassiti.

In Europa questo prodotto è soggetto a specifiche regolamentazioni (che hanno portato, ad esempio, ad alcuni importanti sequestri di prodotti agricoli contaminati) mentre negli Stati Uniti le limitazioni al suo utilizzo anche in campo alimentare sono state recentemente alleggerite. 

Sebbene la ricerca sugli effetti del clormequat sia ancora in corso, alcuni studi preliminari lo collegano a problemi riproduttivi, con azione, addirittura, sullo sviluppo embrionale e sulla crescita postnatale. Questo pesticida ricadrebbe, quindi, nella definizione di interferente endocrino in grado, come molte altre sostanze chimiche tossiche usate in agricoltura, plastiche, ritardanti di fiamma e apparecchi elettronici, di alterare il quadro ormonale con effetti negativi su tiroide, sistema riproduttivo, sviluppo del sistema nervoso centrale e risposta immunitaria.

Sarebbe quindi fondamentale che vi fosse una supervisione e regolamentazione omogenea da parte di Governi e legislazioni internazionali. Nel mentre, come consumatori, è bene fare scelte consapevoli che ci tutelino il più possibile dall’esposizione a queste sostanze purtroppo ancora presenti sul mercato nonostante i loro effetti potenzialmente nocivi su uomo e ambiente. 

Infine, è importante considerare che nonostante un alimento si possa presentare al di sotto dei limiti massimi residui (MRL), tali limiti sono fissati senza valutare gli effetti del cocktail derivanti da un’esposizione combinata a diverse sostanze chimiche come avviene regolarmente nei cibi [1].

Presso la clinica S.I.S.Me.R. è possibile ricevere maggiori informazioni ed essere seguiti da specialisti per indirizzarvi verso le migliori scelte alimentari e nutrizionali per tutta la famiglia.

 

[1] https://www.oecd.org/chemicalsafety/considerations-for-assessing-the-risks-of-combined-exposure-to-multiple-chemicals-ceca15a9-en.htm



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Microplastiche nella Placenta | Come difendersi

MICROPLASTICHE NELLA PLACENTA, COME DIFENDERSI

Una nuova ricerca conferma le preoccupazioni legate all’inquinamento da plastica per la salute umana e degli interi ecosistemi. Infatti, un gruppo di ricercatori dell’Università del New Mexico ha trovato tracce di microplastica in ciascuna delle 62 placente umane esaminate dimostrando come queste particelle di piccole dimensioni siano in grado di attraversare la barriera placentale con possibili danni sulla madre e il bambino sia a breve che a lungo termine.

Il 54% delle microplastiche individuate dalla ricerca era rappresentato da polietilene, seguito da polivinilcloruro (pvc) e nylon con il 10% ciascuno; il restante 26% delle particelle era costituito da nove diversi tipi di polimeri.  A peggiorare il quadro, i dati denunciati dall’Università delle Hawaii di Manoa, dal Kapi’olani Medical Center for Women and Children di Honolulu e dall’Università federale di Alagoas in Brasile che, esaminando 30 placente donate tra il 2006 e il 2021, hanno scoperto che mentre nel 2006 sei campioni su dieci presentavano una concentrazione di microparticelle, nel 2013 la quota era salita a nove su dieci.

Le microplastiche sono già state trovate in tutti gli organi del corpo umano, ma da dove vengono e come difendersi? 

Queste particelle, le cui dimensioni sono comprese tra i 330 micrometri e i 5 millimetri, derivano dalla degradazione fisica (sole, vento, calore…) o chimica (acido, sale, cloro) di oggetti di plastica più grandi, come contenitori per imballaggio, materiali per la conservazione di alimenti, bottiglie d’acqua monouso e indumenti. 

Quindi alcuni suggerimenti sono:

  • limitare cibi confezionati nella plastica preferendo vetro, carta o materiali riutilizzabili, soprattutto se usati con alimenti caldi
  • evitare l’uso di saponi, cosmetici e prodotti abrasivi con microplastiche
  • scegliere spugne naturali invece di quelle sintetiche
  • vestirsi con capi a base di tessuti naturali (quelli sintetici durante il lavaggio – che sia a mano o in lavatrice – rilasciano microfibre che vanno a decomporsi divenendo microplastiche)
  • limitare il consumo degli alimenti che risultano più comunemente contaminati da queste sostanze, ossia i frutti di mare, il miele, lo zucchero, il sale.

L’alimentazione e lo stile di vita hanno un ruolo chiave nella salute riproduttiva; presso la nostra clinica potrai ricevere il giusto supporto per poter attuare le migliori scelte che tutelino il tuo organismo e quello del bambino che, speriamo, presto arriverà.

 

REFERENZE:

Garcia MA, Liu R, Nihart A, El Hayek E, Castillo E, Barrozo ER, Suter MA, Bleske B, Scott J, Forsythe K, Gonzalez-Estrella J, Aagaard KM, Campen MJ. Quantitation and identification of microplastics accumulation in human placental specimens using pyrolysis gas chromatography mass spectrometry. Toxicol Sci. 2024 Feb 17:kfae021

Weingrill RB, Lee MJ, Benny P, Riel J, Saiki K, Garcia J, Oliveira LFAM, Fonseca EJDS, Souza ST, D’Amato FOS, Silva UR, Dutra ML, Marques ALX, Borbely AU, Urschitz J. Temporal trends in microplastic accumulation in placentas from pregnancies in Hawai’i. Environ Int. 2023 Oct;180:108220

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Smog e Fertilità | Quanto incide l’inquinamento?

ALLARME SMOG, EFFETTI ANCHE SULL’INFERTILITÀ

In questi giorni è alla ribalta della cronaca il fatto che l’Italia sia tra i Paesi dell’Unione Europea dove l’aria è più inquinata, con la Pianura Padana in cima alla lista. Lo smog, infatti, è un problema crescente le cui ricadute sulla salute sono amplissime, compresa l’infertilità sia femminile che maschile. Sotto accusa le polveri sottili: particelle molto fini sospese nell’aria che possono comprendere sostanze nocive quali gas inquinanti, vapori tossici, metalli pesanti, solfati e nitrati.

Per valutare la qualità dell’aria si analizza la quantità di PM10, cioè le particelle grandi fino a 10 micron, e di PM2,5. Se il primo tipo può raggiungere, respirando, la gola e la tracheail pulviscolo più piccolo è in grado di arrivare ai polmoni. Per capire la gravità della situazione basta ricordare i dati recentemente diffusi, dalla società svizzera IQAir, che indicano come a Milano vi sia una concentrazione di PM2.5 di 29,7 volte il valore guida annuale fissato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Le malattie legate all’inquinamento sono moltissime tra cui tumori, cardiopatie, asma e, non ultime, le disfunzioni del sistema riproduttivo con effetti dal concepimento allo sviluppo del feto

In Cina è stato recentemente concluso un ampio studio che ha dimostrato come l’inquinamento atmosferico aumenti il rischio di infertilità in modo significativo [1]. Inoltre, esistono pericoli anche sulla salute del feto e della donna in gravidanza, dal parto prematuro al basso peso del neonato [2].

Ma non serve andare oltreoceano per trovare tali evidenze: una ricerca condotta dall’università di Modena e Reggio Emilia, presentata al congresso della Società Europea per la Riproduzione Umana, ha investigato, i valori dell’ormone antimulleriano (AMH), indicatore di riserva ovarica, nelle donne residenti nell’area di Modena nell’arco di 10 anni.  Questi dati sono stati messi a confronto con quelli della regione Emilia-Romagna relativi all’esposizione del donne a fattori ambientali e alle polveri sottili. I risultati delle misurazioni di AMH nelle 1.318 donne prese in esame, hanno confermato come i valori dell’ormone, oggetto di studio, diminuiscano all’avanzare dell’età delle donne, ma è stato anche riscontrato che i livelli di AMH, indipendentemente dall’età delle pazienti, erano inversamente proporzionali alla concentrazione di agenti inquinanti presenti nell’atmosfera, definiti come PM10, PM2.5 e ossidi di azoto [3]. 

Non stupisce, quindi, che le persone con diagnosi di infertilità siano in aumento e ci siano sempre più coppie che devono rivolgersi a un percorso di procreazione medicalmente assistita per avere il tanto desiderato figlio. Purtroppo, nonostante le evidenze, le misure messe in opera per tutelare la salute di tutti,  ivi compreso la prevenzione, la necessità di fare accertamenti non solo in età avanzata e l’educazione per un corretto stile di vita,  sono spesso largamente insufficienti.

Presso la clinica S.I.S.Me.R. è possibilericevere il supporto specialistico prima, durante e dopo il concepimento al fine di essere pienamente consapevoli delle possibili scelte per il futuro personale e di coppia.

[1] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33171380

[2] https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30419237/

[3] https://www.aou.mo.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3401

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