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Ovodonazione: percorso di donazione di gameti femminili al Sismer Bologna
L’Ovodonazione, ovvero la donazione di ovociti prevede l’impiego di ovociti donati da una donna sana e fertile, poi fecondati in vitro e successivamente trasferiti nell’utero della ricevente, che consente di aumentare le possibilità di diventare madre anche a donne che, a causa dell’età avanzata, di ripetuti insuccessi, di patologie, interventi chirurgici o altre condizioni, non possono o non riescono a concepire utilizzando i propri ovociti.
Rappresenta una delle tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) che viene effettuata al Sismer del gruppo NefroCenter.
Questa tecnica unisce rigore scientifico e supporto umano offrendo una nuova e fondata prospettiva terapeutica anche quando tutte le altre opzioni sembrano ormai precluse.
Risultati del Programma
Presso il centro SISMeR, il programma di ovodonazione viene applicato dagli inizi degli anni ‘80 con l’unica interruzione del periodo 2004-2014 stabilita dalla legge 40/2004.
Il “nostro” primo bambino è nato nel 1985 e, da allora, le nascite si sono moltiplicate.
Cicli di scongelamento ovociti eseguiti:
535 (2015-2025)
Gravidanze cliniche: 225 (48% per ciclo di scongelamento)
Attualmente, una donna su due raggiunge una gravidanza a termine.
Il legame madre-figlio nasce subito, anche con l'ovodonazione
L’impianto dell’embrione nell’endometrio non è un semplice processo meccanico.
Si tratta invece di una comunicazione molecolare estremamente sofisticata tra tessuti materni ed embrione. Ormoni, citochine, fattori immunitari, microRNA e segnali metabolici partecipano a questo dialogo biologico. I microRNA accendono e spengono geni già presenti nel DNA del feto così che la madre pur “non cambiando le lettere del codice della vita” modifica il modo in cui “vengono lette”.
Un figlio lo diventa a prescindere in tanti modi, ma le paure di chi affronta un percorso di PMA con donazione di ovociti sono tante e questa conferma scientifica può essere di aiuto per affrontare il percorso più serenamente: la donna che ha accolto l’embrione lo ha marcato e chi lo cresce conta quanto chi ha donato, anzi di più.
[1] Peral-Sanchez I. et al., Epigenetics in the Uterine Environment: How Maternal Diet and ART May Influence the Epigenome in the Offspring with Long-Term Health Consequences, Genes (2022)
Una madre può riscrivere il DNA di un figlio anche se non è geneticamente suo.
La comunicazione materno-fetale, infatti, rappresenta un processo complesso e cruciale grazie alla capacità dell’ambiente uterino materno di modulare quali geni vengono “accesi” o “spenti” attraverso fenomeni epigenetici [1] nonostante il DNA del bambino derivi esclusivamente da quello dell’ovocita e dello spermatozoo.
L’epigenetica, infatti, riguarda modifiche regolatorie (metilazione del DNA, modifiche degli istoni, RNA non codificanti) che non cambiano la sequenza genetica ma influenzano l’attività dei geni.
La madre può quindi modificare le informazioni epigenetiche del bambino, anche quando l’ovulo proviene da una donatrice. Un dato che spiega perché, nei bambini nati da ovodonazione, si osservino spesso somiglianze fisiche con la madre troppo evidenti per essere solo casualità.
Le fasi della Ovodonazione
L’Ovodonazione prevede ben 6 fasi, tutte seguite minuziosamente da specialisti altamente qualificati di Sismer.
E’ il primo passo.
La donatrice è sottoposta a un'attenta valutazione medica e psicologica. La donna è sottoposta a esami clinici, a test genetici e infettivologici, e un’attenta anamnesi familiare. Inoltre, avvengono colloqui psicologici approfonditi tesi a garantire l'idoneità della donatrice e la sicurezza degli ovociti. E’ garantita la compatibilità fenotipica tra donatrice e ricevente, e si può effettuare il "matching genetico" per ridurre il rischio di malattie genetiche nel nascituro.
Gli ovociti donati vengono fecondati in laboratorio con il seme del partner della ricevente o di un donatore, utilizzando la tecnica di iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi (ICSI).
Gli embrioni risultanti vengono coltivati in laboratorio in condizioni controllate per alcuni giorni, monitorando attentamente il loro sviluppo.
La ricevente segue una terapia ormonale per preparare l'endometrio all'impianto dell'embrione, creando un ambiente ottimale per la gravidanza.
Un embrione viene trasferito nell'utero della ricevente mediante un catetere sottile, una procedura indolore e minimamente invasiva. Eventuali embrioni sovrannumerari saranno crioconservati per un successivo trasferimento.
Dopo circa due settimane dal trasferimento embrionale, viene effettuato un test di gravidanza per confermare l'impianto. In caso di gravidanza, la ricevente viene sottoposta all’attento monitoraggio medico degli specialisti del Sismer.
Ricordiamo che In Italia la donazione di ovociti è legale dal 2014, in seguito alla sentenza della Corte Costituzionale n. 162/2014.
La donazione è anonima, volontaria e gratuita, garantendo la tutela dei diritti della donatrice e della ricevente.
La donazione di ovociti è indicata in diverse condizioni:
Un’età riproduttiva avanzata (generalmente a partire dai 41-42 anni) e altre condizioni associate a ridotta riserva ovarica e qualità ovocitaria compromessa, quali, ad esempio, menopausa precoce o insufficienza ovarica prematura, endometriosi severa.
Assenza delle ovaie per condizione congenita o conseguente a interventi chirurgici.
Mutazioni associate a malattie genetiche che non sono rilevabili da un test genetico preimpianto specifico (il caso più comune è associato a mutazioni del DNA mitocondriale).
Esecuzione di terapie gonadotossiche in pazienti oncologiche.
In merito ai limiti di età, SISMeR si allinea alle buone pratiche cliniche che sconsigliano la gravidanza dopo il compimento del 50esimo anno d’età, a causa, soprattutto, dell’aumentato rischio di complicanze ostetriche nel corso della stessa.
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