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Il numero di bambini nati in Italia è in costante e inesorabile calo: solo dal 2008 le nascite sono diminuite di 156.575 unità (-27%). A questo dato, già di per sé drammatico, si aggiunge lo squilibrio demografico che inevitabilmente comporterà la pandemia di COVID-19.

Quali sono le cause di questo calo?

Le cause del calo della natalità sono numerose e diversificate tra loro. In alcuni casi le motivazioni sono di ordine economico, con la necessità di raggiungere un’appropriata stabilità lavorativa e finanziaria prima di “mettere su famiglia”, vista anche la carenza delle politiche di sostegno alla genitorialità. In altri, le ragioni sono di ordine sociale: la difficoltà di gestire le relazioni di coppia e il senso di paura e inadeguatezza nei confronti di un mondo ritenuto ostile. Non bisogna sottovalutare nemmeno i fattori di ordine medico, considerando che circa il 20% delle coppie in età riproduttiva soffre di problemi di infertilità o sub-fertilità. A tutto questo si aggiunge un nemico subdolo, che è l’età sempre più avanzata in cui si inizia la ricerca figli e che rende più difficile il concepimento e riduce le probabilità di gravidanze successive. 

“E a me, cosa importa?”

E’ sbagliato pensare che la rinuncia ad avere figli (volontaria o meno) e il calo della natalità siano problemi che riguardano solo i diretti interessati. 

La riduzione delle nascite, impedendo un adeguato ricambio generazionale, ha conseguenze importanti sul mercato del lavoro, sul sistema produttivo e sulla sostenibilità del sistema previdenziale e di welfare. Visto in senso ancora più ampio, il calo della popolazione è destinato a cambiare gli equilibri geopolitici ed economici mondiali già nel giro dei prossimi decenni. 

Quale ruolo per la procreazione assistita?

La procreazione assistita non può essere considerata la soluzione miracolosa al problema della denatalità, che va affrontato in modo sistematico a diversi livelli. Può essere però un importante aiuto per tante coppie che soffrono di problematiche riproduttive per motivi medici, congeniti, genetici o legati all’età avanzata. Basti considerare che nel 2018, grazie a queste tecniche in Italia sono nati 14.139, ossia il 3,2% del totale dei bambini nati nell’intero anno.

Cosa si può fare per cambiare questa tendenza?

La sfida che si prospetta è quella di mettere chi desidera figli nelle condizioni di averli nei tempi e nei modi più opportuni. 

E’ fondamentale che le istituzioni prendano coscienza dell’entità di questo problema e che adottino politiche a lungo termine volte a facilitare l’inserimento lavorativo e il raggiungimento dell’indipendenza economica dei giovani, a supportare le famiglie con bambini e a favorire un rapido accesso alle tecniche di Procreazione Assistita per chi ne ha bisogno. 

Inoltre, è importante educare e sensibilizzare i ragazzi fin dalla giovane età riguardo a i comportamenti che possono causare infertilità in futuro (ad esempio, il fumo) e sui meccanismi biologici e fisiologici della riproduzione. 

Infine, si possono organizzare e promuovere programmi di preservazione della fertilità, dando la possibilità ai giovani di crioconservare i propri gameti per un eventuale uso futuro in trattamenti di procreazione assistita con migliori probabilità di successo.

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