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La possibilità di sottoporre a crioconservazione ovociti e spermatozoi, denominati nel loro complesso gameti, e frammenti dei tessuti deputati alla loro produzione, l’ovaio e il testicolo, ha aperto incoraggianti prospettive per molti pazienti di entrambi i sessi che, per cause diverse, rischiano di perdere la loro funzionalità riproduttiva. I primi candidati a tali procedure sono i pazienti oncologici, che pur beneficiando dell’aumento del tasso di sopravvivenza ai tumori grazie alle terapie più avanzate, spesso rimangono ipofertili o sterili a causa di trattamenti chemio- o radioterapici. Infatti, alcuni di questi trattamenti, anche se non tutti, comportano la sterilità permanente. Poiché la speranza di una futura genitorialità è, anche in queste coppie, un diritto naturale che contribuisce a rafforzare il ritorno alla normalità, è importante far conoscere l’esistenza di queste tecniche di congelamento, sempre più sofisticate, mirate alla salvaguardia della fertilità mediante crioconservazione.

CRIOCONSERVAZIONE DELLA FERTILITA’ FEMMINILE

E’ indicata in giovani pazienti in età fertile o prepuberi a rischio di esaurimento ovarico precoce con conseguente perdita della possibilità di procreare. Tale rischio è particolarmente elevato nelle pazienti oncologiche. I dati riportati dall’ISTAT e dall’Istituto Superiore di Sanità in Italia mostrano più di 9000 nuovi casi all’anno di tumori diagnosticati nella popolazione femminile fra i 15 e i 39 anni. Nel caso di pazienti in età fertile, quando vi sia il tempo e la possibilità di effettuare una Induzione della crescita follicolare multipla prima delle cure oncostatiche, si procede alla crioconservazione degli ovociti. Tale tecnica si può quindi eseguire anche nel caso in cui la paziente non abbia un partner. Le probabilità di gravidanza dopo scongelamento sono condizionate dal numero di ovociti crioconservati e dai limiti della tecnica in sè. I dati S.I.S.Me.R., in linea con la letteratura scientifica internazionale, riportano che in media una donna su tre è in grado di concepire utilizzando i propri ovociti scongelati. Questa percentuale si attesta su valori più alti nel caso di pazienti giovani. Nel caso di pazienti prepuberi o quando non vi siano le condizioni per effettuare una Induzione della crescita follicolare multipla (in alcuni casi è controindicata, come nei tumori maligni estrogeni-sensibili perché gli ormoni da utilizzare potrebbero aggravare la patologia) è possibile ricorrere alla crioconservazione del tessuto ovarico. Questa tecnica innovativa considerata ancora in fase sperimentale, applicata su un numero ridotto di casi, prevede il prelievo chirurgico di frammenti di corticale ovarica (la parte esterna dell’ovaio) e il loro successivo congelamento in azoto liquido.  I vantaggi della crioconservazione del tessuto ovarico sono la rapidità di programmazione ed esecuzione poiché si esegue prima dell’inizio delle terapie antitumorali in qualsiasi momento del ciclo mestruale. Inoltre è possibile crioconservare migliaia di cellule uovo in un solo intervento.

Una volta avvenuta la guarigione, il tessuto ovarico viene scongelato e reimpiantato nella sede ovarica dove è stato effettuato il prelievo sempre tramite intervento chirurgico, generalmente in laparoscopia. Poco alla volta queste cellule si rivitalizzano ripristinando la funzionalità gametogenica, cioè di produzione di ovociti, e quella endocrina, cioè di produzione di estrogeni. Nel mondo fino ad oggi sono nati una ventina di bambini con l’uso di questa metodica e successivo ricorso alle tecniche di fecondazione assistita. Sono stati però riportati un paio di casi di concepimenti naturali seguiti al trapianto di tessuto ovarico crioconservato. E’ importante sottolineare come una valutazione attendibile della metodica sarà possibile solo quando la casistica sarà più ampia. Bisogna inoltre tener conto del fatto che è necessario un esame attento ed esaustivo del quadro clinico da parte dell’oncologo prima di procedere alla crioconservazione del tessuto ovarico, nonché al suo successivo reimpianto allo scopo di valutare attentamente possibili rischi che possano essere connessi all’intero procedimento.

CRIOCONSERVAZIONE DELLA FERTILITA’ MASCHILE

La crioconservazione del liquido seminale è una tecnica importante e convalidata che permette di preservare la fertilità in pazienti che devono sottoporsi a trattamenti chemio- o radioterapici, o che devono affrontare interventi chirurgici all’apparato uro-genitale a rischio di ledere la funzione eiaculatoria (ad esempio, prostatectomia, adenomectomia transvescicale). Il cancro al testicolo e i linfomi Hodgkin e non-Hodgkin rappresentano le forme tumorali più frequenti nei giovani maschi in età riproduttiva (20-35 anni). Ogni anno nel nostro Paese, secondo i dati diffusi dalla Società Italiana di Urologia, vengono diagnosticati circa 2000 nuovi casi, per lo più in persone di età compresa tra i 18 e i 32 anni. Alcuni pazienti, con percentuali che variano tra il 40 e l’80%, curati per tumore del testicolo, conservano la fertilità naturale, sebbene il tempo necessario per indurre un concepimento sia più lungo rispetto alla norma (5 anni). Tuttavia non è possibile prevedere con assoluta certezza quale sarà la fertilità residua del singolo paziente dopo le terapie anti-tumorali. Pertanto si consiglia il ricorso alla crioconservazione del seme che è una procedura semplice, attuabile in tempi rapidi e ha lo scopo di mantenere gli spermatozoi potenzialmente vitali per un tempo indefinito, fino al momento dell’eventuale utilizzo accedendo alle tecniche di fecondazione assistita, conservandoli a -196°C in azoto liquido. Una volta scongelati gli spermatozoi possono riprendere la loro funzione e il loro movimento. La crioconservazione del tessuto testicolare trova in genere applicazione in condizioni di azoospermia nelle quali si prevede che rimanga funzionante la capacità di maturazione degli spermatozoi. Anche in questi casi, è prassi il ricorso alla crioconservazione allo scopo di evitare il ricorso a interventi chirurgici necessari al prelievo del tessuto. Non esiste invece informazione clinica consolidata che attesti l’applicabilità di questo approccio a pazienti oncologici in età prepubere.

Quando deve essere raccolto il liquido seminale?
Le informazioni del caso vengono di solito fornite dall’oncologo curante. In caso di tumori del testicolo il periodo utile per depositare il liquido seminale è di norma quello fra l’intervento chirurgico di asportazione del testicolo e l’inizio della chemio- o radioterapia. Allo stesso modo, per altri tipi di tumori il deposito del liquido seminale precede l’inizio delle terapie anti-tumorali. Per ciò che concerne gli interventi chirurgici che possano ledere l’eiaculazione, la crioconservazione del campione si esegue prima dell’operazione.

Che cos’è necessario per effettuare la crioconservazione del liquido seminale?

  • Analisi infettivologiche: allo scopo di adempiere ai decreti legislativi attualmente in vigore, è necessario che i pazienti eseguano esami infettivologici (VDRL-TPHA, markers epatite B, anticorpi anti – HCV e HIV) che attestino la presenza o assenza di tali agenti infettivi nel sangue del paziente. Tali esami devono essere eseguiti non oltre tre mesi prima della crioconservazione. Solo centri attrezzati alla crioconservazione e successivo utilizzo di campioni positivi agli agenti infettivi menzionati accetteranno campioni postivi. Il Centro S.I.S.Me.R. dispone di contenitori di azoto liquido specifici e dedicati alla conservazione di campioni seminali di pazienti positivi all’epatite B e C.
  • Si consiglia un periodo di astinenza dai rapporti sessuali di 2-7 giorni, fermo restando che in caso di urgenza di inizio della terapia non si tiene conto di tale indicazione.
  • Per motivi medico-legali il paziente deve raccogliere per masturbazione il liquido seminale presso il Centro di crioconservazione, che deve fornire un contenitore sterile contrassegnato con nome e cognome del paziente, e data di nascita.
  • Accertamento di identità: è indispensabile che il paziente si presenti munito di documento di identità valido. Se il paziente è minorenne, oltre al proprio documento è necessario il documento di identità dei genitori o di chi esercita la potestà genitoriale.
  • Il paziente dovrà compilare il modulo di consenso informato che regolerà il suo rapporto con il Centro di crioconservazione.